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“El Greco. Un pittore nel labirinto”. La recensione della mostra al Palazzo Reale di Milano

Una grande retrospettiva dedicata a Domínikos Theotokópoulos, conosciuto come El Greco, ne celebra l’arte e lo stile originale, moderno e dirompente. A Milano fino al 25 febbraio.

15 Febbraio 2024 | La redazione di farwill.it

Se c’è un artista che ha attraversato le epoche per arrivare dirompente fino a noi quello è El Greco. La sua pittura è in grado di parlare un linguaggio moderno, che è fuori dal tempo per l’espressività e le forme cangianti, quasi inesauribile per lo stupore che riesce a sollevare allo sguardo dello spettatore odierno. Milano celebra questa figura con un’importante mostra ospitata a Palazzo Reale fino al 25 febbraio 2024; il progetto, a cura di Juan Antonio García Castro, Palma Martìnez-Burgos García e Thomas Clement Salomon, è frutto di oltre quattro anni di lavoro e vede la presenza di più di 40 opere del pittore provenienti da diversi paesi europei e dagli Stati Uniti. Un’occasione unica per seguire un percorso che ha inizio in Grecia, tocca l’Italia fino ad approdare in Spagna.

Accessibilità della mostra

La mostra è allestita al primo piano del Palazzo a cui si può accedere attraverso un ascensore che si trova nel cortile. Per il visitatore con disabilità e l’accompagnatore sono previste riduzioni o gratuità sul biglietto (a seconda della percentuale di disabilità) che si può acquistare anche sul posto. Accanto alla biglietteria è presente il servizio di guardaroba custodito e non mancano servizi igienici fruibili da persone con disabilità motoria. Il museo mette anche a disposizione delle sedie a ruote. Prima di entrare in mostra è possibile, tramite QR code, accedere all’audioguida che è inclusa nel costo del biglietto. Il QR code non è presente in tutte le sale, quindi se come è successo a noi durante la visita vi si chiude inavvertitamente la pagina web sarete costretti a tornare indietro per accedere nuovamente al servizio. Il livello di illuminazione dell’esposizione permette di godere a pieno delle opere, mentre i pannelli e le didascalie in doppia lingua (italiano e inglese) non hanno caratteri abbastanza grandi da facilitare la lettura.

due opere di el greco affiancate: la dormizione di Maria e il battesimo di Cristo

Dormizione di Maria, inizi XVI sec., Madrid, coll. Bocanegra – Battesimo di Cristo, El Greco, 1566-67, Heraklion, Museo Storico di Creta

El Greco: gli esordi e l’arrivo a Venezia

Domínikos Theotokópoulos, conosciuto a livello internazionale come El Greco, nasce a Candia, attuale capitale di Creta, nel 1541. L’isola, allora sotto il dominio veneziano, aveva un fortissimo legame a livello artistico con la tradizione bizantina. Ed è nell’orizzonte delle icone devozionali che l’artista si forma come dimostra la piccola tavola della Dormizione di Maria esposta in mostra e riconducibile almeno come modello alla bottega di Andreas Ritzos, uno dei pittori più importanti della cosiddetta scuola cretese. Della produzione giovanile di Theotokópoulos ci restano poche tracce e chi oggi visitasse Creta resterebbe deluso dallo scoprire che vi si conservano soltanto due opere, e per giunta di piccolo formato. Una di queste, presente nelle prime sale, è il Battesimo di Cristo che faceva parte di un trittico e che appartiene già al periodo veneziano del pittore. Trasferitosi nella Serenissima, in un arco di tempo brevissimo di appena tre anni, dal 1567 al 1570, assorbe elementi che saranno determinanti per la propria arte: a contatto con Tiziano, Bellini, Jacopo Bassano, Veronese, Tintoretto, elabora un modo di dipingere fatto di contorni sfumati, macchie di colore e di luce che si riflettono sui panneggi in giochi chiaroscurali e virtuosistici. Non solo l’acquisizione di una maniera pittorica ma anche delle tecniche compositive, quali la prospettiva e più in generale gli aspetti spaziali e architettonici, contribuiscono a forgiare uno stile che guarda al tardo Rinascimento e si spinge oltre.

Cristo guarisce un cieco. Ai lati di Cristo due gruppi di persone

Guarigione del cieco, El Greco, 1571-73, Parma, Complesso Monumentale della Pilotta

El Greco a Roma

Fondamentale in questa crescita artistica è il passaggio a Roma, dove El Greco risiede fino al 1572 soggiornando nel palazzo di Alessandro Farnese in un’atmosfera di mecenatismo artistico e di cantieri decorativi. Le sue conoscenze si ampliano grazie allo sguardo ravvicinato alle antichità che la città offriva (gli edifici, i monumenti, la stessa collezione di statue dei Farnese) e alle opere di Raffaello e di Michelangelo, del quale ammira i disegni e la concezione dell’anatomia umana in un rapporto non ancora chiarito che è stato definito di odio e amore. A questo periodo risale la Guarigione del cieco in cui è possibile riconoscere una piena padronanza del linguaggio: la figura di Cristo, in un primo piano rialzato, esegue il miracolo tendendo la mano verso l’uomo inginocchiato; alle sue spalle, lungo uno scorcio prospettico, una serie di edifici porticati e di archi rimandano alla classicità romana; ai lati due gruppi di persone in atteggiamenti diversi assistono all’evento – la figura seminuda di sinistra è stata ricondotta all’Ercole farnese, mentre nel volto dell’uomo che gli è accanto si può ravvisare un parallelismo con il Laocoonte; nella trattazione dei corpi è comunque evidente la lezione michelangiolesca.

San Sebastiano poggia un ginocchio su una roccia. Il suo corpo è trafitto da una freccia.

San Sebastiano, El Greco, 1577 circa, Palencia, cattedrale

El Greco a Toledo

Del quinquennio che va dal 1572 al 1577, anno in cui è attestata la presenza del pittore a Toledo, non si sa molto. Si è ipotizzato un passaggio in Umbria, un soggiorno emiliano a contatto con le opere di Correggio e Parmigianino, un ritorno a Venezia. Una delle prime commissioni che El Greco riceve dopo l’arrivo in Spagna è il San Sebastiano, un compendio tra il luminismo veneziano, che si riflette sulla resa della roccia e in particolare del fogliame intorno all’albero, e Michelangelo e la scuola romana, con questa figura monumentale del martire che seppur trafitto da una freccia resta impassibile, quasi a contemplare il suo destino imminente con le nuvole che ne incorniciano la testa a evocare un’aureola.
El Greco prova a entrare nella corte di Filippo II che in quel momento era impegnato nella costruzione dell’Escorial. Qui esegue il Martirio di San Maurizio che però non incontra i gusti del sovrano che farà rimuovere la tela sostituendola con un’altra dello stesso soggetto di Romolo Cincinnati. Da Madrid il pittore giunge infine a Toledo che sarà la sua città d’adozione dove trascorrerà il resto della sua vita (morirà nel 1614).

Nella prima immagine Gesù è inginocchiato e riceve l'acqua da Giovanni Battista; in alto Dio padre e una schiera di angeli. Nella seconda immagine la Vergine guarda l'arcangelo Gabriele; in alto al centro la colomba dello Spirito Santo sta scendendo sulla donna.

El Greco, Battesimo di Cristo, 1608-21 ca., Toledo, Hospital Tavera – Incarnazione, 1596-1600 ca., Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza

“Dipingendo la santità”

Questo il titolo della terza sezione della mostra, la più cospicua, che entra nel vivo della produzione spagnola caratterizzata da soggetti esclusivamente religiosi. Le esigenze dettate dalla Controriforma, che a Toledo arrivano già dal 1563, portano a una domanda crescente di pittura devozionale che El Greco riesce a soddisfare ponendosi come un interprete magistrale: pur attenendosi infatti alle implicazioni ideologiche che il concilio di Trento aveva prodotto, la sua arte gode di una libertà espressiva che si manifesta nelle figure umane che si fanno allungate e sinuose andando spesso ad assecondare il verticalismo della tela; in una rinuncia al naturalismo, con tagli di luce fortemente drammatici che squarciano cieli cupi e lampeggianti; in composizioni affollate di personaggi, alcuni appena accennati attraverso pennellate nervose che traducono una narrazione tumultuosa, di impatto, che deve colpire il fedele. Ne sono esempio due pitture a olio con il Battesimo di Cristo (eseguito in parte dal figlio e allievo del pittore, Jorge Manuel Theotocópuli) e l’Incarnazione, che rappresenta il momento successivo all’Annunciazione quando Maria, accanto all’arcangelo Gabriele, accetta il suo destino di madre.

Nella prima immagine Maddalena è seduta e guarda in alto, ha gli occhi lucidi; nella seconda immagine San Pietro ha le mani congiunte e guarda in alto piangendo; nella terza immagine Cristo regge la croce, in testa ha una corona di spine, guarda in alto con gli occhi lucidi.

El Greco, Maddalena penitente, 1585-90 ca., Siviglia, chiesa di San Eutropio – San Pietro in lacrime, 1587-96, Toledo, Museo del Greco  Cristo che porta la croce, 1585-90 ca., Barcellona, collezione privata

Uno degli aspetti più interessanti che la mostra mette bene in evidenza è l’umanità di questi personaggi, soprattutto quando rappresentati singolarmente. La Maddalena penitente da Siviglia, il San Pietro in lacrime da Toledo e il Cristo che porta la croce (nelle due versioni da Barcellona e da Girona) costituiscono a nostro avviso un trittico ideale che muove lo spettatore a partecipare in maniera intima a quel dialogo di fede con il divino che è di perdono nei primi due casi e di accettazione del martirio nell’altro. Le figure hanno lo sguardo rivolto al cielo, gli occhi umidi o appannati dalle lacrime dai quali emerge una spiritualità intensa, priva di patetismo, che appartiene più alla dimensione terrena che celeste e per questo in grado di parlare una lingua universale, che va al di là della religione.

Da sinistra a destra: un ragazzo in piedi lotta contro un serpente per non farsi mordere; il padre disteso lotta contro un altro serpente; il secondo figlio giace al suolo privo di vita; tre figure in piedi osservano la scena.

El Greco, Laocoonte, 1610-14 ca., Washington, National Gallery of Art

“El Greco nel labirinto”

L’ultima sezione, a dispetto del titolo che riprende quello della mostra, senza però riallacciarsi direttamente al soggetto che ne è protagonista, racchiude l’unica opera di tema mitologico che conosciamo di El Greco, il Laocoonte. Il riferimento non può che essere al gruppo statuario rinvenuto a Roma nel 1506, esposto nella sala in una riproduzione in gesso insieme ad alcune riproduzioni in grande formato di incisioni antiche che permettono anche di osservare le ipotesi ricostruttive rispetto al braccio destro del sacerdote che era mancante al momento della scoperta. El Greco rielabora l’opera marmorea ambientandola in un paesaggio roccioso che si apre in lontananza su una veduta di Toledo; il padre e uno dei figli lottano contro i serpenti, mentre l’altro figlio, disteso, sembra già esanime; a destra tre figure di cui non conosciamo l’identità assistono alla scena; al centro in secondo piano un cavallo rievoca il celebre stratagemma dei Greci per espugnare Troia.

 

Per saperne di più:

Sito ufficiale della mostra

F.A.Q. mostra

Accessibilità Palazzo Reale di Milano

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